“La nostra salute – Cronache dalla medicina” presenta:

La nuova intervista al prof. Ugo Delfino: la nevralgia del trigemino e i suoi trattamenti

La mia qualità di vita, soprattutto come giornalista, era diventata pessima; e il mio sistema nervoso si stava veramente disgregando, se non che, non so proprio con quale spinta fiduciosa di speranza, io mi affidai all’esperienza e alla bravura del professor Ugo Delfino.

Dott. Giorgio d’Ausilio, “La nostra salute”, 2018.

 

Il professor Ugo Delfino è tornato ai microfoni della trasmissione “La nostra salute”, in onda su Radio Oreb e curata dal dott. Giorgio d’Ausilio. Si è parlato di nevralgia del trigemino, del metodo della neurolisi trigeminale con fluoroscopia, praticata dallo Studio Medico Delfino, delle altre metodiche utilizzate per trattare la nevralgia trigeminale e dei tanti rischi a cui si incorre. 

Di seguito, proponiamo un breve estratto dell’intervista. Per leggere la trascrizione integrale dell’intervista, scarica il pdf cliccando qui.

 

Professor Delfino, ci spieghi perché i suoi interventi si avvalgono di supporti modernissimi con il sostegno di una radiologia moderna. 

“È ora che il mondo accademico, quello neurochirurgico, faccia una riflessione sull’annoso e scottante problema della chirurgia sul nervo trigemino. Gli orrori quotidiani che arrivano, sia per telefono che negli studi, sono una realtà che deve essere ridotta o annullata. Esiste un rischio che proviene da una moltitudine di pazienti che hanno creduto alle sicurezze garantite da operatori che poi troppe volte si sono infrante e hanno finito per naufragare in tremende sofferenze.  Le alternative esistono. Sì, effettivamente la procedura che effettuiamo noi a Torino è vecchia di un secolo: è stata inventata nel 1918 in Svezia, ma dal 1918 la medicina ha fatto progressi. L’intervento sul trigemino è diventato mirato, sicuro, duraturo e senza rischi. Antica, si, ma perfezionata al massimo.”

 

In che cosa consiste la sua metodica? 

“La nevralgia del trigemino interessa questa estesa rete di rami nervosi che innervano la nostra metà faccia e hanno come punto di riferimento il ganglio di Gasser, posto al centro del cranio. La nostra metodica consiste nel raggiungere il ganglio attraverso un ago che viene guidato con la radiologia con precisione estrema. Questo metodo ci dà la possibilità di fare un intervento diretto sul ganglio e un danno minimo che danneggia solo le fibre dolorifiche, una lesione mirata che può durare anche 20-30 anni. Le altre metodiche sono gravate da tremende complicanze nella maggior parte dei casi. Quelle con l’apertura occipitale del cranio consistono in una lesione meccanica, quelle della termolesione in una vera e propria bruciatura sul ganglio. Se la bruciatura è fuori centratura, è eccessiva, è minima… noi abbiamo delle conseguenze tremende.”

 

Mi pare di capire che le altre metodiche prevedono addirittura un foro attraverso la scatola cranica…

“Questo è il punto cruciale: i neurochirurghi spiegano al paziente che faranno un foro al livello dell’occipite, dietro il capo, grande come una moneta da due euro. L’apertura, essendo a livello occipitale, deve fare i conti con il fatto che il ganglio è distante dai 15 ai 18 cm dall’osso; e quindi gli strumenti del neurochirurgo devono attraversare tutto il cranio per raggiungere il ganglio. Per sottoporsi a questo intervento, il paziente firma con consenso informato che accetta il rischio di fare l’intervento al trigemino, ma può subire un ictus, una paresi, una paralisi, una meningite, una liquorrea… addirittura la morte. La nostra metodica, invece, in 43 anni di esperienza, non conosce questo tipo di complicanze.“

 

La sua terapia chirurgica in che cosa consiste? Lei prima ha parlato di bruciature da parte dei neurochirurghi, una volta che raggiungono il ganglio di Gasser. Nel suo caso qual è la differenza? 

“Lo dice la parola stessa: termolesione è una lesione termica che avviene con un ago dalla punta scoperta che generatore di corrente porta a una temperatura che varia dai 60 agli 80 gradi. Questa temperatura sulla punta dell’ago, inserita all’interno del ganglio, crea una bruciatura. La lesione che facciamo noi è una lesione non di tipo termico ma chimico. Quando il nostro ago raggiunge la perfetta centratura del ganglio, somministriamo una dose irrisoria di etanolo, il corrispettivo di 5 gocce di alcool al 98%, danneggiando solamente ed esclusivamente le fibre dolorifiche. In questo modo, lesionando le fibre del dolore, si elimina il dolore lasciando invariate tutte le altre pulsioni, motorie, tattili e termiche. Una lesione mirata, minima, sicura e duratura.”

 

In pratica: una volta che la radiologia le dà l’ok, lei lascia cadere qualche goccia di etanolo. 

“Lei ha detto esattamente come avviene l’intervento, in sala sterile e a paziente completamente sedato. L’inserimento dell’ago è guidato dalla fluoroscopia, controllato radiologicamente millimetro per millimetro nei suoi spostamenti all’interno della guancia; e quando l’ago viene inserito nella giusta posizione noi vediamo già il foro ovale che ci conduce a 7-8 mm di profondità al centro del ganglio. Per questa ragione diciamo che la nostra lesiona è mirata, sicura e senza le complicanze.”

 

Le è mai capitato che alcuni pazienti operati altrove poi si siano rivolti a lei, perché sono insorte complicanze al seguito di altri interventi? Come si è comportato in questi casi? 

“Questa è la parte più scabrosa. Quando, per esempio, l’intervento di termolesione ha creato una lesione eccessiva, una bruciatura troppo avanzata, il dolore della nevralgia del trigemino va via ma subentra un tremendo bruciore, peggiore della situazione precedente. Questi pazienti vivono la condizione di poter attenuare solo in parte il bruciore costante. Questi pazienti giungono alla nostra osservazione ma noi non possiamo fare altro che suggerire una terapia a base di oppiacei. Perché? Perché in quella maniera il dolore può essere attenuato – ma ci dobbiamo rendere conto che una banale nevralgia del trigemino ha creato un drogato.”

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