Nevralgia del trigemino: l’intervento chirurgico e le sue problematiche

Quando si parla di azioni efficaci per risolvere la grave patologia della nevralgia del trigemino, l’intervento chirurgico può rappresentare un’opzione valida? È una domanda ricorrente tra coloro che soffrono di questa severa condizione. Esistono alcune metodiche, molto pubblicizzate, che promettono risultati anche definitivi. Gli interventi chirurgici per la nevralgia del trigemino più conosciuti sono due: la decompressione microvascolare e la radiochirurgia stereotassica. A ciascuna di esse, però, sono associate un certo numero di complicanze, spesso molto gravi e inamovibili.  

La metodica della decompressione vascolare è la più frequente in quelle circostanze in cui il trigemino è compresso da un’arteria. In questi casi, si interviene praticando una piccola apertura del cranio, dietro l’orecchio, di dimensioni pari a quelle di una moneta da due euro, per raggiungere il ganglio di Gasser e spostare il vaso sanguigno. La ragione principale di rischio, per questo intervento, è che per raggiungere il ganglio però, distante dai 15 ai 18 cm dall’osso occipitale, bisogna attraversare tutto il cranio, con la probabilità di interessare nel percorso un vaso, un’arteria o un nervo –e rischiare complicazione quali ictus, paresi, paralisi, meningite, liquorrea e, in certi casi, persino la morte.

Per quanto riguarda la metodica della radiochirurgia stereotassica, questa consiste in una vera e propria lesione termica sul ganglio di Gasser a una temperatura tra circa i 60 e gli 80 gradi, che si propone di eliminare definitivamente il dolore da nevralgia del trigemino. Questa lesione è una vera e propria bruciatura da eseguire con estrema precisione: se l’operazione, infatti, dovesse rilevarsi anche minimamente fuori centratura, il dolore della bruciatura potrebbe aggiungersi a quello della nevralgia, costringendo i pazienti a ricorrere a cure farmacologiche basate sull’uso costante di preparati morfinici.

La terapia della neurolisi trigeminale con fluoroscopia mirata del professor Ugo Delfino, in questo contesto, rappresenta un’alternativa non invasiva per evitare di agire sulla nevralgia del trigemino tramite intervento chirurgico. L’alcolizzazione del nervo trigemino, infatti, non presenta alcun rischio per il paziente: essa consiste nel raggiungere il ganglio mediante l’uso di un ago, guidato con precisione tramite radiologia, senza attraversare il cranio e senza l’applicazione di punti; vengono poi somministrate 5 gocce di alcool al 98%, che danneggiano le fibre specifiche da cui ha origine il dolore. Questa tecnica, praticata sin dal 1978 a Torino, è diversa da tutte le altre e assicura la rimozione del dolore fino a 30 anni di tempo, preservando la sensibilità del volto.

Per tutte le informazioni relative alla nevralgia del trigemino e l’intervento chirurgico, contatta il nostro studio: il professore è a tua disposizione per rispondere alle tue domande.

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