Fluoroscopia mirata: la tecnica per intervenire sulla nevralgia del trigemino

Lo Studio Medico del Prof. U. Delfino esegue da oltre 40 anni la neurolisi trigeminale, la terapia mini invasiva per eliminare il dolore della nevralgia del trigemino che si esegue su paziente sedato e che si avvale dell’uso della fluoroscopia mirata.
Questa particolare proiezione radiologica agevola la visualizzazione del forame ovale e il raggiungimento del ganglio di Gasser. Ma come funziona e da dove ha origine questa tecnica?

In generale, si fa ricorso alla tecnica radiologica della fluoroscopia per acquisire immagini dell’anatomia interna del corpo umano e per fornire così ai medici delle immagini in tempo reale. Essendo la fluoroscopia in grado di acquisire molte immagini nell’unità di tempo, essa è in grado di elaborare un vero e proprio filmato, molto utile a supporto di diverse operazioni, tra cui, appunto, l’intervento del Prof. Ugo Delfino sulla nevralgia del trigemino. Essa si utilizza quindi per indagare organi e tessuti interni, ma anche per guidare interventi chirurgici, prelievi per biopsie o applicazioni del pace-maker.

Il cardine della fluoroscopia è il fluoroscopio, un strumento che si compone di una sorgente di raggi X e di uno schermo fluorescente in grado di illuminarsi quando colpito dal fascio di raggi: tra questi due elementi viene posizionato il paziente. Sullo schermo è presente un layer di sostanze fluorescenti capaci di evidenziare delle immagini, rimettendo radiazioni nello spettro del visibile.

I raggi X hanno infatti la proprietà di essere assorbiti in maniera più o meno consistente in funzione dello spessore del numero atomico delle molecole degli ostacoli che attraversano. Nei casi di nevralgia del trigemino, uno degli aspetti che interessa i medici è quello di evidenziare il forame ovale mediante particolari proiezioni. Dato che le ossa sono un tessuto che assorbe quasi totalmente i raggi X, sullo schermo verrà disegnata un’immagine scura, poiché essi bloccano completamente le radiazioni e non c’è fluorescenza. Le immagini riportate sullo schermo vengono poi registrate tramite una telecamera digitale collegata ad un elaboratore che ne raccoglie i dati.

Alla base delle fluoroscopia, come di tutte le altre tecniche radiologiche, c’è la scoperta dei raggi X da parte del fisico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen alla fine dell’800. Egli scoprì l’effetto di fluorescenza di uno schermo di platinocianide di bario, in seguito alla sua esposizione a particolari tipi di radiazioni (che poi sarebbero state chiamate raggi X). Qualche tempo dopo, contestualmente alla nascita della radiografia, furono costruiti i primi fluoroscopi.  Si deve invece a T. A. Edison la progettazione e la produzione del primo fluoroscopio commerciale, a seguito della scoperta che gli schermi di scheelite producevano immagini più brillanti.

Oggi il fluoroscopio è utilizzato in maniera efficace per intervenire sulla nevralgia del trigemino perché permette di guidare radiologicamente l’ago fino al raggiungimento del ganglio e risolvere definitivamente il problema in maniera sicura e incruenta.
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